DI
FRANCESCO LAURANA
S. Bottari,
nel 1935, reputò il busto di Andria, per la sua forte caratterizzazione
fisionomica, opera di Domenico Gagini (1425-1492):
attribuzione ripresa nel 1972 da H. W. Kruft.
Tutti
gli altri studiosi dal Fabriczy (1907), al Venturi
(1908) e poi da Salmi, al D'Elia (1964) concordarono
nell'attribuzione a Francesco Laurana.
Marmo Scolpito: m 0,53 x 0,48 x
0,28.
Tempera
su tavola, cm 72 x 52.
Andria,
inoltre, possiede l'insigne reliquia della Sacra Spina
(una spina che porta tracce di sangue che si ravvivano nell'anno
in cui il Venerdì Santo coincide con l'Annunciazione del Signore
- 25 marzo -).
Proviene
da Re di Francia, è stata assegnata in dote alla figlia Beatrice
d'Angiò sposata con il Conte di Andria Bertrando del Balzo
all'incirca nel 1300.
La
sua memoria si celebra il Venerdì dopo le Ceneri.
Maggiori informazioni le trovate nella sezione ad essa
dedicata. Per accedervi clicca
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di Tuccio D'Andria
Provengono dall'armadio delle reliquie
del Cappellone di San Riccardo.
Nella
parte posteriore le ante avevano ciascuna una rete di piccole
teche di rame argentato chiuse da sottili lamine di tartaruga,
che lasciavano intravedere le reliquie. Quando le
ante erano aperte si spiegava davanti ai fedeli il vano
centrale dell'armadio con la ricchezza delle sue reliquie
e ai lati si allargavano le due ante con i reticoli delle
piccole teche legate tra loro da fiori d'argento punteggiati
da pietre di colore.
La
bellezza eccezionale che si manifesta a chi si ferma a contemplare
l'insieme e i particolari ha sospinto i critici, che sino
al 1964 avevano attribuito l'opera a Tuccio di Andria, a
immaginare un supermaestro, che l'avrebbe realizzata.
"Maestro Meridionale" fantomatico, che
forse è la personificazione di quella cooperazione che Tuccio
seppe trovare tra gli artigiani delle varie botteghe, che
facevano capo alla scuola di Napoli.
Le
teche nel 1965 furono smontate e sistemate su due nuovi
pannelli a cura del Gabinetto di restauro della Sovrintendenza
di Firenze.